Duri e puri: ovvero dell'escursionismo esistenziale
Fernando Rela spiega, a modo suo, perché non si riesce ad effettuare l'escursione programmata sul sentiero del Cortese 

Autore:
Fernando Rela


Chi sia o chi sia stato il signor Cortese non lo so. Cosa l'abbia spinto a tracciare, aprire e segnare il sentiero che da Dubiello porta agli "alti pascoli" e poi continua fino a Bivio Italia lo sa solo lui. Era pastore? Cacciatore? Escursionista? Megalomane o che? Fatto sta che quando, una decina d'anni fa, per la prima volta, il Ciopper e la Serena, molto attivi allora come Guardie Ecologiche, me lo fecero conoscere mi piacque subito molto: parlo appunto del "SENTIERO DEL CORTESE". Scavalcato il "collo" del Dubiello, si prende quasi subito a destra entrando da un piccolo "incassaro" scavato sulla bassa parete, si gira intorno ad una piccola dolina e si sale sul crinale; da lì in avanti, sempre seguendo una traccia probabilmente di mulattiera militare, si attraversano una serie di stupende radurette (che nella non ancora realizzata guida "Far l'amore sui sentieri del CAI" - a cura di G.R. Schirat e altri - meritano senza dubbio tutte le cinque stelle alpine di merito a disposizione). Tra gli ultimi "pessi", bellissimi larici e quinte di mugo, si va ad incrociare, dopo una buona mezza oretta di cammino, la più evidente mulattiera che sale da Busa Molton. La si segue ma, ben presto, anche questa s'incasina tra i mughi. Siamo comunque oramai sotto l'Arsenale; lasciando il sentiero e risalendo la scarpata fin quasi al crinale è d'obbligo, per chi conosce il posto o riesce ad individuarlo, fare un salto e relativa merenda panoramica sulla Val di Portule e Campo Gallina, alla teleferica passante dell'Arsenale. L'aquila qui è di casa, proprio per questo l'amico Angelo non ci tiene che si vada troppo da quelle parti. Si ridiscende sul sentiero e ci si avvia verso nord per raggiungere - tra buse, vallette, crepe e "voragini" - gli "alti pascoli" che sovrastano da ovest il rifugio Tre Fontane: sulla sinistra i resti di un baito di pastori, sulla destra, sopra un sasso, la scritta che indica la direzione "per Bivio Italia". Il terreno si fa man mano più impervio mentre ci si dirige sotto gli sfasciumi (naturali o esiti di mine della Grande Guerra?) della Cima del Motti prima e del Corno di Campo Verde poi. Tribolando un po' si seguono i piccoli segni rosso sbiadito, a volte fitti fitti, altre quasi introvabili, fino a raggiungere lo spiazzo di Bivio Italia. Questo il sentiero, adesso le considerazioni. Tre anni fa io e la Serena abbiamo pensato per la prima volta di proporlo come escursione "in programma" agli amici del CAI. Inserito poi nel '99 e di nuovo nel 2000, è ripetutamente saltato: una maledizione dell'Angelo??? Non lo proporremo più. Tanto IL SENTIERO E' SPARITO. La muga lo ha in gran parte chiuso e, per decidere di affrontarlo, bisogna aver prima seguito e superato il corso "TRIBOLAZIONE ED ESPIAZIONE IN MONTAGNA, PERCHE'?" Io, di mio, me ne andrei anche su con il "cortelasso", ma mi dicono che la Forestale non vuole. Altri amici poi mi dicono che, se la montagna "ciama" muga, è giusto che muga sia. Altri ancora pensano che meno gente ci va, da quelle parti, meglio è. I duri (e puri!!) possono andarci comunque! C'è da dire anche che la zona è ricca di galli, di caprioli e si arricchirà forse, se noi non ci andiamo più, anche di camosci. In fondo l'Altopiano è grande, ma è anche tanto piccolo e un'area "selvadega" in più non potrà che far bene alla selvaggina. Va be', cari amici, seppur a malincuore vorrà dire che in questi posti non sarò io a portarvi. Ognuno ci andrà, se proprio ne ha voglia, da solo o, in modo un po' meno duro dal punto di vita esistenziale, per proprio conto.